C’è una Puglia, in provincia di Foggia, sconosciuta ai più. Non è la Puglia piatta, calcarea e siticulosa, ma quasi montana, ondulata e solcata da corsi d’acqua. Una Puglia di confine, interna, quasi appenninica, dove i dialetti rassomigliano a quelli campani o molisani, ma non per questo priva di identità. Sono i Monti Dauni, un’area di transizione tra l’Appennino e il tavoliere, dove la Puglia si fa alta e fresca, con le vette più alte della regione. Si tratta di un’area vasta, estesa quasi 126000 ettari, che comprende 29 comuni, se includiamo anche la fascia più prossima alla pianura con Ascoli Satriano, Castelluccio dei Sauri, Troia e Lucera.
si sviluppa in una stretta fascia nell’estrema parte nord-occidentale della Puglia, corrispondente alla porzione orientale della Catena appenninica, ai confini con il Molise, la Campania e la Basilicata. Da un punto di vista morfologico, è caratterizzato da una serie di dorsali sub-parallele allungate in direzione Nord Ovest-Sud Est. I Monti Dauni si elevano dal Tavoliere inizialmente con deboli alture collinari, assumendo quote via via crescenti, fino a raggiungere i 1151 m s.l.m. di Monte Cornacchia (la vetta più alta di tutto il territorio regionale)
Troppo spesso dimenticata e relegata ad un ruolo marginale, anche nella denominazione geografica di Subappennino dauno, quasi a connotarla subalternamente al vero Appennino, quest’area è oggi uno scrigno di autenticità, che offre paesaggi, borghi, tradizioni ed un’accoglienza senza eguali.
La ricchezza e bellezza dei suoi paesi è testimoniata dall’inserimento nel circuito dei Borghi più belli d’Italia di Bovino, Pietramontecorvino, Alberona e Roseto Valfortore. La qualità dell’accoglienza si evince dai ben 9 paesi insigniti della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, i quattro succitati più Orsara, Biccari, Troia, Sant’Agata e Rocchetta.
Da un punto di vista ambientale, i Monti Dauni sebbene non possano vantare riserve o parchi nazionali, presentano una vasta ricchezza di paesaggi, habitat e specie, favoriti dalla scarsa antropizzazione e dalla prevalenza del mosaico agro-silvo-pastorale. Del sistema delle tutele fanno parte un lembo del Parco Regionale del fiume Ofanto e cinque siti di importanza comunitaria: da Nord a Sud, la Valle del Fortore e lago di Occhito, Monte Sambuco, Monte Cornacchia-Bosco di Faeto, Valle del Cervaro che si estende fino al Parco regionale del bosco Incoronata, a Foggia, Accadia-Deliceto. Questi siti tutelano per lo più zone sommitali dove si alternano fasce boscate con estesi boschi di caducifoglie, querce e in minima parte faggio, pascoli montani di grande valore floristico, bacini idrografici di valore con boschi ripariali, foreste a galleria ed habitat acquatici preziosi. La biodiversità di queste zone infatti è altissima e può annoverare oltre specie rare e particolari per la regione, per lo più legate agli ambienti acquatici come la lontra, presente sul Cervaro e sull’Ofanto dove è anche simbolo del Parco; per gli anfibi il tritone italico, la salamandrina dagli occhiali endemica dell’Italia meridionale appenninica, la rana dalmatina, il raro Ululone Appenninico; tra i pesci l’alborella meridionale, endemica del Sud Italia e per quanto riguarda l’avifauna, è presente l’unico nido nella Puglia settentrionale della rara cicogna nera.



Ciò che davvero rende questi paesi unici è anche la forza dei legami e del folklore locale. Feste tradizionali come le fanoje sono sentite e celebrate in diverse ricorrenze in ogni paese. Di fama internazionale è diventata la festa dei fucacoste e cocce priatorje di Orsara, da cui qualcuno fa addirittura derivare la moderna Halloween. La diversità culturale si esprime anche grazie a forti minoranze linguistiche riconosciute, come quella franco-provenzale, a Faeto e Celle San Vito, il più piccolo comune di Puglia. Oppure quella Arbresh, di lingua albanese, a Casalvecchio e Chieuti. Alcuni paesi hanno investito molto nel cosiddetto turismo delle radici, cercando di riconnettere famiglie emigrate all’estero con i propri paesi di origine, alla ricerca di un legame a volte perso ma vivo nella memoria e nella voglia di incontro. Il caso più eclatante è quello di Roseto, la cui strategia prende il nome dal Roseto effect, un fenomeno studiato in America dove una piccola comunità di italoamericani originari di Roseto presentava percentuali irrisorie di malattie cardiache, grazie ai legami familiari e sociali e allo stile di vita sano.



Un ottimo lavoro è portato avanto dal Gal Meridaunia con il portale Visit Monti Dauni che cerca di riunire e promuovere tutto il comprensorio. Sicuramente c’è bisogno di una migliore cooperazione tra paesi nel pianificare reti sentieristiche ed interventi a favore del turismo lento, manca il coinvolgimento dei professionisti del settore, da affiancare alle associazioni locali. La grande criticità paesaggistica che può davvero frenare questo sviluppo è rappresentata dall’eccessiva e disordinata installazione di pale eoliche. Lo stesso Piano Paesaggistico pugliese lo sottolineava anni fa, ed oggi la situazione sta peggiorando con centinaia di progetti in attesa di approvazione, per i quali spesso i Comuni non hanno potere di opporsi. I Monti Dauni insieme con le contigue aree del sannio beneventano, dell’irpinia e della provincia di Potenza, sono l’area con la più alta densità in Italia di aerogeneratori. E’ ora che si smetta di colonizzare un territorio senza neanche interpellarlo e si dia la possibilità di sviluppare altre economie sostenibili e con ricadute positive sulle comunità.